Chi ha studiato inglese a scuola?

"Parli inglese?"
“Parli inglese?”

Chi ha studiato inglese a scuola? Beh, quasi tutti! Qualcuno, tipo me, francese, qualcun altro spagnolo o cinese (lingua emergente almeno nella mia città, Prato) e forse tedesco.
Ok.
Ora, quanti possono onestamente dire che riescono a mettere in pratica il bagaglio di nozioni e informazioni acquisite?
Son sicura che qui si comincia a calare! 😀

J.P.S.
J.P.S.

PERCHE’?

Ecco una selezione delle risposte più comuni che ho raccolto curiosando nel corso degli anni e ponendo domande a chiunque mi capitasse a tiro!

CONSOLATORIA
Sicuramente fondata: purtroppo nella quotidianità non c’è occasione di far pratica e col tempo si tende a dimenticare.
E’ vero, qualunque capacità se trascurata perde tono!

SCONFORTATA/SCONFORTANTE
Sempre purtroppo, a scuola non s’impara davvero una lingua, si memorizzano le regole proposte sul libro di testo e basta svolgere bene gli esercizi pertinenti per raggiungere la sufficienza.
Vuoi l’età, che si lascia ammaliare volentieri da tutto ciò che non è scolastico, vuoi i programmi spesso poco accattivanti e, forse, troppo esigenti rispetto agli standard d’insegnamento offerti, la frustrazione che ne consegue spinge ad assolvere, almeno in parte, l’ “orrenda falange di pubescenti” (cit. da “L’attimo fuggente”).

ACCUSATORIA
Nella scuola media superiore italiana il livello scolastico in materia di lingue straniere è mediocre. Professori (mi permetto di aggiungere NON sempre “colpevoli”) troppo assorti nella convinzione delle loro competenze, più che concentrati sulle difficoltà di quelle giovani orecchie che ascoltano. Oppure poco competenti…la laurea è come il matrimonio, il punto di partenza per un tratto di cammino da percorrere con altre persone: nozioni, capacità comunicative, intuizione, attenzione e curiosità per una materia che non promuove nessuno alla perfezione. Imparare a mettersi in discussione, essere mentalmente elastici, è indice di capacità e intelligenza.

Aggiungo una nota personale:

 

Sarebbe onesto e interessante se anche nelle scuole italiane, come in Inghilterra, Francia, Germania, Svezia, per citarne alcuni, esistesse un sistema di valutazione in cui i professori ed il loro operato fossero giudicati dagli studenti. Elementi non inquisitori, ma utili ad individuare la via più fruttuosa da seguire però, ed è ancora un “purtroppo”, questa apertura al dialogo e al confronto non è ancora cosa nostra.
Sebbene condivida molto di quanto risposto, sento il bisogno di spezzare una lancia in favore di quelle persone che credono nella missione dell’insegnamento, che non cedono alla pesantezza malgrado le zavorre di sistemi obsoleti, infrastrutture spesso inadeguate, programmi ministeriali vincolanti, ma si appassionano a quelle menti acerbe che hanno il privilegio di poter plasmare. L’insegnamento è uno dei mestieri più BELLI che esistano.

 

REALISTICA

Comunicare è molto più appetibile di capire. Il nostro codice genetico ci legge più inclini all’estro che alla precisione oppure, nella visione un po’ polemica, all’approssimazione piuttosto che alla costanza.

Da qui ciò che ne consegue è facilmente intuibile: imparare richiede impegno nel tempo, dedizione e spesso fa fatica. Qualcosa che comunemente associamo allo svago, basti pensare alla musica straniera, ai film, le serie cult, i blog, il fashion style, le vacanze, diventa un piccolo grande stress mentale in giornate già troppo corte e troppo piene.

Il fenomeno del doppiaggio non esiste ovunque, l’Italia eccelle in questo campo, significa che ottimi professionisti ci aiutano a godere rilassati di bellezze pensate e prodotte da e per mercati esteri. Questo è l’aspetto positivo, quello negativo (perché esiste!) è la pigrizia che ne è conseguita. Il popolo svedese non vanta un quoziente intellettivo più alto di quello italiano, nemmeno quello portoghese, sono semplicemente abituati fin dalla nascita a guardare la programmazione in tv con i sottotitoli, perché tutto viene trasmesso in lingua originale.
Magari c’è da chiedersi, qui da noi 35-45 anni fa questa formula sarebbe risultata vincente???

RILASSATA
E’ la risposta alla non domanda, sì, perché esiste anche, e ne ha tutto il diritto, chi è sereno sapendo poche parole, o addirittura niente, e convive pacificamente con quest’assenza nella sua vita. Magari ha occupazioni per cui una lingua straniera o una vacanza all’estero non sono motivo d’interesse.
E poi chi s’intende un po’ di tutto ha il sapore della superficialità…

OTTIMISTA

La via più facile ;)
La via più facile 

“Non lo parlo, ma capisco tutto”.
Vi prego, svelatemi il vostro segreto!!! 😉

Io appartengo ancora ad una generazione per cui la conoscenza di una lingua straniera non era essenziale. Molte persone pensavano che mi facessi delle lunghe vacanze quando all’estero studiavo almeno 8 ore al giorno più i laboratori per la pronuncia e la comprensione orale!
Per fortuna la mentalità comincia a cambiare e, oggi, i nativi digitali hanno accesso a termini e diciture con la massima spontaneità. Per loro non conoscere l’inglese significa essere tagliati fuori nel futuro, perché tutto passa dalle tecnologie che consentono la comunicazione globale.

Mi rivolgo a VOI GENITORI

  • Prediligete la qualità alla quantità.
  • Cercate di capire che far imparare in maniera approssimativa l’inglese ai vostri bambini dall’età di 3-4 anni significa rendere loro le cose più difficili quando saranno adolescenti, perché si troveranno costretti a correggere errori acquisiti e abitudini scorrette.
  • La grammatica è importante da capire e memorizzare giocando, cantando, divertendosi.
  • La pronuncia è fondamentale, un madrelingua non è necessariamente la scelta migliore, un insegnante preparato, capace di comunicare ed usare tutti i mezzi che ha a disposizione è quello giusto.
  • I piccoli apprendono quasi senza fatica se sono accompagnati dalla vostra costanza e dalla vostra attenzione nelle scelte, l’illusione che i risultati arrivino con facilità, quasi per magia, è un bello slogan, ma poco realistico!
Giocare, imparare e crescere insieme!
Giocare, imparare e crescere insieme!

Good luck!