DOMENICA CON #GASPARD81 AL PARCO DI SAN ROSSORE IN INVERNO: ATTESE DISATTESE?

Tappa n.2 del nostro progetto on the road #MaredinvernoToscana. Lungo il tratto costiero che corre a cavallo delle province di Pisa e Lucca si sviluppa il Parco Naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, una vasta area preservata e da sempre protagonista. Nell’ultimo secolo è stato di proprietà dei Savoia, che erano soliti utilizzarlo come dimora estiva e terreno di caccia, poi dopo la II guerra mondiale è stato assorbito dalla Presidenza della Repubblica che, nella persona di Oscar Luigi Scalfaro, lo ha in seguito ceduto alla regione Toscana. Oggi è gestito da un apposito ente autonomo a cui competono aspetti politici,  amministrazione, manutenzione e promozione turistica, educazione ambientale, vigilanza sul territorio. Il titolo che ho scelto per questo post “Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?” fa riferimento all’area di libero accesso, quella che ospita l’ippodromo e il Centro Visitatori e si allarga verso il mare, raggiungibile solo accompagnati da una guida prenotata in anticipo.

Purtroppo (quanto odio questa parola!) credevo fosse amore invece

Per me, con quella rabbia che mi sale ogni volta quando m’imbatto nella bellezza trascurata. Per me, che ho voluto arrivare al Parco calandomi nei panni di un qualunque turista affascinato dalle promesse a cui si è affidato prima di partire per il suo viaggio. Per me, un’Italiana che ha avuto la fortuna di confrontarsi con realtà diverse, oltre confine, che ha imparato scottandosi e si è arricchita aprendosi, che ha accettato di sacrificare le proprie competenze professionali, perché solo l’Italia non gliele riconosceva, con l’unico scopo di non rinunciare al calore degli affetti più cari. Una scelta, quella di tornare a vivere in Italia, tanto ponderata quanto sofferta, ma è stata una scelta. Tutto questo per dire che nei miei occhi, nella mia memoria esistono termini di paragone che non posso e non voglio ignorare e il mio paese, una meraviglia, è sì la mia casa dei sogni ma bella sgarrupata.

Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?
Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?
Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?
Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?

PARCO DI SAN ROSSORE IN INVERNO: ATTESE DISATTESE? – Progetto #MaredinvernoToscana: non è mai tardi per cambiare!

Arriviamo al parco con #gaspard81 in una domenica mattina di sole, ideale per goderci una giornata all’aperto. Primissima sosta al Centro Visitatori per avere indicazioni e capire che direzione prendere. Speriamo di poter noleggiare le biciclette ma il signore anziano dietro il banco ci informa che a ottobre questo servizio non è più disponibile. Magari il trenino turistico? No, neppure quello. Più lui ha poca voglia di perdersi in un minimo di spiegazioni più io divento curiosa. In fondo è stato messo lì per aiutare i visitatori del parco. Comunque, ben lontani dall’essere polemici, siamo fermamente intenzionati a prenderci il nostro tempo e abbiamo voglia di camminare.

Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?
Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?
Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?
Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?
Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?
Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?

Che percorsi pedonali ci sono? Quanto sono lunghi?” così ci organizziamo per rientrare un’oretta prima che cali il sole. “Andate in là e prendete i viottoli che vanno fra gli alberi“. Lo guardo mentre mi comincia a salire la carogna, ma senza alterarmi, è rarissimo che alzi i toni. “Riesce ad assere più preciso?” mi guarda con un sorriso, come  se mi mancasse qualche neurone. “Facciamo così, ci dia una piantina che ci orientiamo da soli“. “Non ne abbiamo, dovete fare la foto a questa attaccata sul bancone“. “Ma che Centro Visitatori è questo? Che ce l’hanno messa a fare qui?” e lui se ne esce serafico “E un son di qui“. Cala il sipario. Usciamo.

Tappa ai bagni, prima d’inoltrarci fra le brunite frasche pare saggio. Uno fuori servizio, lo scarico dell’altro non funziona, sapone zero, carta igienica non pervenuta.

Iniziamo imboccando Via del Gombo e subito la natura diventa protagonista distraendoci dallo sgradevole avvio. Peccato solo che non ci siano indicazioni per proseguire tra gli alberi, come da suggerimento dell’omino, né un cartello né alcun tipo di segnalazione a terra. Tutto ha un aspetto vagamente approssimativo che un po’ indispone e, a pensarci bene, mi porta a pormi delle domande.

Perché? Se l’area parco protetta è bellissima, come ho spesso visto dalle foto di amici, la ben più piccola area pubblica, destinata a tutti senza obbligo di prenotazioni e appuntamenti, perché è così trascurata?

Se mentre cammino tra gli alberi inciampo su un ramo o un tronco spezzato lasciato a terra (ce ne sono parecchi), come faccio a dare indicazioni per eventuali soccorsi?

Proprio perché i sentieri non sono perfettamente sgombri e puliti, non è pericoloso andare con le biciclette, soprattutto per i bambini?

Proseguire verso il mare, in fondo alla via oltre la sbarra, è consentito solo accompagnati da una guida del parco, allora perché una famigliola con le proprie biciclette, una coppia con pelosi a seguito e due corridori della domenica bardati di tutto punto vanno oltre? Dov’è la guida?

Perché a ottobre non si può noleggiare una bicicletta per fare un bel giro del parco anche se ci sono 15 °C?

E perché quando viaggiamo verso nord, per esempio, anche in estate, amiamo le coste dell’Irlanda, della Scozia, dei paesi scandinavi, della Francia, godiamo degli spazi all’aperto e addirittura delle spiagge anche se c’è un tempo orribile tanto sono praticabili, e in Italia, che è una lunga penisola e ha un clima decisamente più mite, si sorride con ironia quando una Ester qualunque si aspetta dei servizi minimi in un bellissimo parco della famosa Toscana?

Eccole, le attese disattese. Magari ricevere risposta a questi interrogativi…

In fondo si tratta di piccole accortezze, di elementare buon senso e di responsabilità nei confronti di una proprietà comune che è anche un patrimonio storico-naturalistico di ogni cittadino italiano. Se c’è una cosa che ho imparato vivendo all’estero è che non esistono popoli migliori di altri: la banalità del detto “Tutto il mondo è paese” è una verità senza condizioni. La differenza sta solo nell’organizzazione e nel rispetto, di noi stessi prima e del bene comune a seguire.

Tutto sommato abbiamo trascorso una piacevole giornata, il sole che filtra dai finestrini durante il pranzo, le corse dei cavalli, il tempo che solo la natura è in grado di dilatare e una lunga camminata, affidata a un po’ di senso dell’orientamento. Però, e non riesco a fingere cercando giustificazioni o spiegazioni che non m’interessano, il fastidio della sciatteria incontrata è stato latente ad ogni passo. Ho provato un senso di malinconia, quasi di solitudine, come sentirsi soli a casa perché chi dovrebbe prendersi cura di te non lo fa, o non lo fa come dovrebbe. Tornerò sicuramente e pagherò una guida perché mi accompagni a scoprire il Parco, quello vero mi viene da pensare, quello davvero bello, quello che non è per tutti.

Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?
Parco di San Rossore in inverno: attese disattese?

 

PROGETTO #MaredinvernoToscana: LE TAPPE

TAPPA N. 1  Dietro le quinte del Carnevale di Viareggio

TAPPA N. 3  Cava Museo Fantiscritti, Carrara

TAPPA N. 4  Argentario, Laguna di Orbetello, Talamone

TAPPA N. 5  A Rosignano in barca a vela