Cos’è una lingua?

Musica, composta da una miriade di suoni che, se si è in grado di captare, diventano un messaggio.

Vi è mai capitato di sentir parlare un giapponese, un tedesco o un arabo e pensare “Ma che starà dicendo?“, a me spesso, soprattutto quando sono partita a studiare in Inghilterra dove non solo non capivo i sopracitati ma nemmeno quelli del posto!

I don’t speak english“, la frase imparata per mettere le mani avanti in scioltezza e chiedere a chiunque fosse il mio interlocutore se parlasse francese, in cui ero un livello C1.
Arrivo all’aeroporto di Gatwick con una certa tensione addosso, sola, tre valigie da una tonnellata l’una (era il 2 gennaio e avevo davanti 8 mesi di freddo inglese e libri, compresi i dizionari!) e un appuntamento con il taxi della scuola, ovviamente ad un altro terminal.

“Se non parlano francese qui che cavolo di aeroporto internazionale è???”
Appunto, nessuno!
A che serve un’altra lingua quando sei inglese e per giunta in Inghilterra?

Mi armo di sfacciataggine (o istinto di sopravvivenza?), tra parole abortite e gesti riesco a capire almeno la direzione da prendere: la scarsa simpatia per questa nazione fredda, buia e incomprensibile ormai è inevitabile (col tempo cambierà TUTTO). Stravolta ma arrivo a destinazione e, per giunta, puntuale.

Da qui la domanda amletica:

PER COMUNICARE IN UNA LINGUA CHE NON è LA NOSTRA è NECESSARIO ESPRIMERSI CORRETTAMENTE E AVERE CONSAPEVOLEZZA DEL PERCHé SI USANO CERTE PAROLE OPPURE è SUPERFLUO?

Vi assicuro, e son convinta che in molti vi possiate riconoscere, non capire è antipatico ma non riuscire a farsi capire è snervante, oltre che frustrante.

Mi vengono in mente situazioni tipo: l’americano incredibilmente belloccio che si avvicina e io mi affido a sguardi e sorrisi da fumetto per evitare che la mia amica con la scusa di fare da interprete…
Grrrrr!
Colloquio di lavoro per un mediocre negozio del centro e realizzo, a circa 20 anni, che il mio ottimo francese dà lustro ma qui non solo non aiuta, nemmeno interessa!
Grrrrrrrrrr!
In viaggio, il momento del cibo per me è mille sensazioni tutte insieme, ma come faccio a chiedere spiegazioni se tanto non capisco una risposta minimamente articolata?
Grrrrrrrrrrrrrrrr!

Grammatica si, grammatica no?
Sì e no, ma personalmente è sì!

E’ sì, perché comunicare per me non è sufficiente, mi piace capire.
E’ sì, perché è un biglietto da visita che ci introduce e ben dispone chi ascolta, se si sanno evitare imbarazzanti espressioni date da errori o da una pronuncia sbagliata.

 

…UAN CIU’ TRI’, si pensa di aver contato fino a tre, in realtà stiamo dicendo UNO MANGIO ALBERO!
(Dallo spettacolo “I’m not a penguin” di John Peter Sloan, www.johnpetersloan.com).

Infine è sì, perché che senso ha impegnarsi ad imparare qualcosa di scorretto? Meglio poco ma buono!

Un esempio lampante: (senza alcuna intenzione di essere offensiva) ma com’è possibile che la maggior parte dei concorrenti di una trasmissione come Pechino Express se ne esca con perle del tipo “We must to find a place for sleep tonight”? oppure “We no have nothing”?
Ma vi guardano milioni di persone! Siete in giro per il mondo e quanto mai ci vorrà ad imparare due regoline, due frasi anche a memoria?

Senza stravolgerla, la frase con due accorgimenti essenziali può diventare INGLESE: “must” regge il verbo alla forma base (senza “to”) e un’azione che esprime un fine o uno scopo è introdotta da “to”. “We must find a place to sleep tonight”.

Avete avuto esperienze simili?
E come ve la siete cavata?

Let’s have fun! 😉