7:30 am – E’ quasi deserto…

Sarà che è mattina presto, sarà che il sole è coperto da nuvole grigie e ci sono raffiche di vento che superano i 60 km/h, ho freddo, ho i brividi.

Ground Zero

Mi guardo intorno disorientata, è tutto grande, non so da dove cominciare. A New York il rumore di fondo è forte e costante, ma non lo avverto. Una giovane poliziotta di colore ferma le due ragazze davanti a noi, quella col cane non può proseguire, poi guarda verso di noi, ci sorride e “Welcome, please, come in”.

Ground Zero, è quasi deserto. Affacciandomi ad una delle vasche è come se una voragine mi si aprisse davanti agli occhi, sono sopraffatta. Il monumento in memoria dell’attacco alle torri gemelle è il risultato voluto di un attento studio per non dimenticare, non solo l’accaduto ma quel senso d’incredulità, paura e smarrimento che ogni newyorkese ha provato e prova quando lo ricorda.
Le vasche nere, immense e profonde, sorgono sulla superficie occupata prima dalle due torri, lungo il perimetro una balaustra su cui si leggono i nomi delle vittime e l’acqua che scroscia in profondità, verso il buco al centro, dà quasi l’impressione che possa inghiottire chi vi si affaccia.

Le vasche a Ground Zero
Le vasche a Ground Zero
Per ricordare le persone, non solo le vittime
Per ricordare le persone, non solo le vittime

Il sole è spuntato finalmente, le 9:00 am sono passate e mi accorgo di avere turisti intorno che scattano fotografie, ma i brividi persistono, il senso d’inquietudine e rispetto di fronte all’inutile fine di troppe esistenze resta.

Osservando il Silenzio
Osservando il Silenzio

Entro nel memoriale, la penombra la fa da padrona e i visitatori, per fortuna, bisbigliano. Uno spazio ultra moderno, arioso, grande, che scende nelle fondamenta delle torri lungo le strutture contenitive in cemento e acciaio che non sono state disintegrate.

Groud Zero Memorial
Groud Zero Memorial

Tutto tace e tutto grida, urla terrore e orrore, sussurra dolcezza e cura del prossimo.
Due sono gli aspetti che catturano la mia attenzione: i video delle torri che crollano, riproposti su schermi di ogni misura e proiettati ovunque, e la successione dei minuti, indicati sulle pareti di fianco a ciò che, esposto, mostra esattamente cos’è accaduto in quel momento.
C’è discrezione, c’è tatto, ma nel silenzio, nella bellezza della struttura, nel garbo delle esposizioni drammatiche lo stomaco si chiude.
E’ successo davvero e me lo ricordo bene.

Uscendo dal museo e lasciando Ground Zero quasi un senso di sollievo: di fronte all’inimmaginabile il Bene si compie. Il popolo newyorkese si è unito spontaneamente donando e donandosi in cambio di niente, orgoglioso e fiero, umile e forte, sensibile e caparbio, unicamente aperto a tutto e a tutti, anche dopo l’11 Settembre, ancora oggi.

INFO

www.9/11memorial.org sito ufficiale del memoriale
www.panynj.gov/wtcprogress per dare un’occhiata al progetto d’insieme di Ground Zero