STAZIONE FERROVIARIA DI SANTA MARIA NOVELLA

E’ stato come arrivare ad una festa in cui non conosci nessuno ed essere improvvisamente notata, la certezza di passare nell’anonimato cade e lascia posto allo stupore.
Sono incredula ma divertita! Curiosando su Twitter alla domanda di @trippando “C’è qualche stazione ferroviaria incontrata in viaggio che vi ha colpito particolarmente?” Qualcuno ha risposto l’imprevedibile, almeno per me, Santa Maria Novella a Firenze.

Bah!
Sarà che la vedo quasi tutti i giorni e la associo inevitabilmente a realtà ammorbanti tipo il pendolarismo, l’inefficienza frequente delle ferrovie, i ritardi snervanti quando sei già snervato da capi beoti (tanto per citarne alcuni!) ma, giuro, nemmeno nelle serate di bisboccia post adolescenziali ho mai guardato Santa Maria Novella affascinata o sognante.

Lancio un appello, perché sono sinceramente incuriosita, cos’è di questa stazione che può catturare il cuore e riempire lo sguardo?

Vedi che magari mi son persa la chance di un appiglio rinfrancante durante le lunghe attese del treno in piedi, perché non esistono panchine, al troppo freddo o al troppo caldo, insomma durante quelle attese da giramento di palle.

Io l’ho sempre vista piuttosto anonima, d’acchito addirittura sciattina (sono troppo severa?), sicuramente poco valorizzata, forse la vera ragione del mio personale fastidio, dato che ha indiscussa dignità storico-architettonica e presenza scenica rispettabile.
Forse non tutti sanno che un gruppo toscano di esperti, guidato dall’architetto Giovanni Michelucci, convocato a Palazzo Venezia dal Duce Mussolini per visionarne il progetto, riuscì a convincerlo della bellezza e della validità dell’opera quando gli fu fatto notare che, osservandola dall’alto, richiamava la forma di un fascio littorio, il simbolo della dittatura fascista.
Pare che si trattasse di una coincidenza, non di un effetto voluto.
E’ considerata la realizzazione tra le più brillanti del “razionalismo”: la corrente artistico-architettonica degli anni 30 alla ricerca di un equilibrio estetico tra struttura e funzionalità.

 

Per mentalità mi piace provare ad osservare le mie convinzioni con occhi altrui, assecondando prospettive lontane, così ho lavorato di fantasia per cercare di darmi, io stessa, una risposta.

La più suggestiva mi sembra che ogni luogo assorbe le emozioni che abitano in noi

Avviene una sorta di transfer silente, quasi un incantesimo, per cui se è il mood positivo a marcare la giornata siamo inevitabilmente inclini a relazionarci con luoghi o persone in maniera possibilista, entusiasta. Riusciamo a vedere “La Vie en Rose”.
Magari chi ha risposto SMN stava arrivando a Firenze per un incontro importante, pregustando una bella serata, o ripartiva dopo una giornata dal sapore memorabile. Magari scendere dal treno con l’emozione di lasciarsi avviluppare dalla bellezza indiscussa di una città gioiello nasconde allo sguardo tutto ciò che di disarmonico vi campeggia, essere umani compresi!

Sarà che son toscana, e quindi incline a simpatizzare con l’irriverenza sfacciata e goliardica, ma per me la vera BELLEZZA del luogo “incriminato”, della città e dello spirito di chi la popola è tutta concentrata nella mitica scena di “Amici miei”, girata proprio qui, che cancella ogni perplessità di look o atmosfera e lo slancio di simpatia nasce spontaneo.