OLD TOWN

Edimburgo è una città intrisa di passato. Dalla elegante e sempre peculiare zona nuova fino alla suggestiva Old Town sembra di camminare tagliando l’aria che racconta un’infinità di storie, popolate di anime che ancora si sentono a casa in quei vicoli angusti, agli angoli di quelle ripide abitazioni impilate su loro stesse, nel grigiore dominante. L’inverno è la loro stagione, il vento, la nebbia, le poche ore di luce e la penombra scura, quella di cui si legge nei racconti degli scrittori ispirati dal fascino cupo e romantico che un po’ intimorisce, un po’ incuriosisce.

E’ la passione che si unisce all’istinto di sopravvivenza, dove il clima spesso ostile battezza gli impavidi e sacrifica i cagionevoli, o gli sfortunati. E’ ancora la passione che, spinta ai suoi picchi opposti, si abbandona al “vedo – non vedo“, all’incertezza, al dubbio, alla fantasia, alla disinibizione. Così prendono corpo capolavori letterari, carnefici avidi e impudenti si macchiano di delitti su commissione o il credo più profondo grida a gran voce la sua causa con la forza fisica e la determinazione dei braveheart.

La Old Town si estende a sud del Royal Mile giù verso la valle di Grassmarket e Cowgate, tra dislivelli e un labirinto di stretti vicoli e scalinate.

Old Town
Old Town

GRASSMARKET

Prima sosta, anche eno-gastronimica, poiché pullula di locali e pub storici dall’atmosfera gioviale e vivace in inverno, figurarsi nei mesi estivi! E’ meta di ritrovo per abitanti e turisti che vogliono concedersi e condividere una pinta di ottima birra, buon cibo, atmosfera autentica e, perché no, un assaggio di single malt wisky…this is Scotland!

L’antico mercato del bestiame dai primi del ‘400 fino all’inizio del secolo scorso, era la piazza delle esecuzioni capitali. I celebri assassini Burke e Hare pare operassero proprio da queste parti.

Old Town: Grassmarket - The White Hart Inn
Old Town: Grassmarket – The White Hart Inn
Old Town: Grassmarket - The White Hart Inn
Old Town: Grassmarket – The White Hart Inn

FLOODEN WALL

Imboccando una delle scalinate, nota col nome di Vennel, che agevolano chi, a piedi, attraversa questa città cresciuta su colli dai ripidi dislivelli, è possibile toccare una delle poche porzioni ancora esistenti delle mura cittadine del XVI secolo, a protezione da una temuta invasione inglese.

Castello di Edimburgo dalla scalinata Vennel
Castello di Edimburgo dalla scalinata Vennel
Old Town: Flodden Wall
Old Town: Flodden Wall

Continuavano a sfrecciarci accanto persone in tenuta tecnica da running, dalla ragazzina adolescente all’ultra sessantenne, tutti con mappa alla mano in cerca di chissà quale tesoro. Seri, concentrati e con uno sprint da fare invidia a veri atleti. L’arrivo della gara, con i volti paonazzi e il fiatone percepibile da metri di distanza, alla attuale scuola privata George Heriot’s. E’ uno degli edifici più notevoli della Old Town, originariamente istituto per orfani da cui, pare, la scrittrice J. K. Rowling abbia tratto ispirazione per plasmare l’ormai letteraria Hogwarts…quella di Harry Potter. 

GREYFRIARS KIRKYARD

Proseguendo dritti ed imboccando, sulla sinistra, Lauriston Pl si apre, quasi con discrezione, uno degli angoli più intensi e, almeno personalmente, più emozionanti di Edimburgo.

Si oltrepassa un cancello comune per aspetto, ma storicamente unico per la scritta che nel decoro superiore lascia leggere in controluce il nome di questo sito: Greyfriars.

Un cimitero, luogo di sepoltura, di spiriti rivoluzionari, di speranze, lotte, prigionia, violenza, successi e clandestinità. Attorno alla chiesetta secentesca, che oggi custodisce una piccola mostra, il verde acceso del prato contrasta con la pesantezza espressiva delle lapidi e delle celle, quelle che oltre una via sbarrata raccontano di 1200 Coventanters, appassionati indipendentisti della chiesa scozzese, che nel 1679 furono tenuti prigionieri in condizioni terribili, prima di incontrare la morte in Grassmarket.

Non so…con le mani mi appoggio a toccare i muri di pietra, la griglia di ferro su cui un mazzo di fiori ricorda che qui riposano, o forse  no, le essenze di persone figlie di tempi e circostanze incredibilmente selettive: questa non era una città per tutti.

Old Town Greyfriars
Old Town Greyfriars
Old Town Greyfriars
Old Town Greyfriars
Old Town Greyfriars
Old Town Greyfriars
Old Town Greyfriars: Le celle dei Covenanters
Old Town Greyfriars: Le celle dei Covenanters
Old Town Greyfriars
Old Town Greyfriars

UNA DOLCISSIMA CURIOSITA’!

Davanti al cancello, soffermatevi a salutare il cane Bobby, a cui una statua regala memoria. Vegliò la tomba del suo padrone, un ufficiale di polizia locale, dal 1858 al 1872.

Greyfriars Bobby
Greyfriars Bobby

COWGATE

Gola profonda e buia in origine, da Grassmarket si apre in direzione est, un tempo consentiva il passaggio del bestiame verso i pascoli, al sicuro dentro le mura cittadine oppure fino al mercato.

Ancora oggi questa strada è tagliata dal South Bridge che corre su ben 9 campate ma di cui, incredibilmente, quasi si fatica ad orientarsi, solo una è visibile. Com’è possibile?

SOUTH BRIDGE

Questo, come il George IV Bridge, concepito nel XVIII secolo per collegare la Old Town alle zone di nuova espansione, è lateralmente tappato da edifici ammassati che ne coprono la struttura portante. Sono talmente ben posizionati e importanti nella loro altezza, che si fatica a credere nascondano un ponte così esteso.

Inizialmente gli spazi ricavati venivano sfruttati come magazzini o laboratori ma, con la cacciata degli Highlanders e l’arrivo dei rifugiati irlandesi in fuga dalla carestia, la popolazione di Edimburgo nei primi dell’800 subì un’impennata che la città fece fatica ad assorbire. Ecco che questi ambienti, bui e malsani, divennero rifugio per i più indigenti nel corso di quasi un secolo…

Oggi, dopo decenni di silenzio, sono tra le testimonianze più autentiche ed interessanti della storia recente. Sono aperti a visite guidate o trasformati in locali menzionati anche in molte guide aggiornate.

“SCOTSMEN” gente di Edimburgo

Raccontando Edimburgo, mi rendo conto di quanto mi abbia segnato. E’ una città con peculiarità derivanti da una storia, anche recente, che può intimorire, impressionare, far rabbrividire, è vero, ma lo fa con una tale bellezza comunicativa che il risultato è una forte sensazione mista di ammaliamento e ammirazione, di sollievo e quasi imbarazzo…la mia idea di forza è così diversa,  eppure riesco a percepirli intimamente.

Conquista, e non solo perché è una capitale europea funzionale, ricca, organizzata, ma perché è la summa del patrimonio genetico, ancor prima che culturale, di uomini e donne forti, combattenti, appassionati e rocciosi…come il castello che solido la domina dalla vetta di Castle Rock.

Castello di Edimburgo
Castello di Edimburgo