😎 “I need to be myself, I’m feeling supersonic…” – Docufilm Oasis Supersonic

Inghilterra.
Manchester.
Oasis.

Prima di internet, prima degli smartphone, prima che i social network rubassero il fascino alla privacy, prima che i blogger viaggiatori rendessero familiari gli angoli più remoti del pianeta.
Prima che i talent show diventassero l’ufficio di collocamento di aspiranti star patinate.
Prima che la “bonifica” rendesse questa città industriale, polo della produzione tessile insieme a Biella e alla mia Prato negli anni 70/80, una meta per turisti curiosi o per genuini estimatori (per rimanere soft!) del Made in England, di quel gene BRIT, che tutti noi non britannici possiamo imitare ma non avremo mai.

Il gene di un degrado paradossalmente cool, della rissa come mezzo espressivo,
della beer belly, dei denti imperfetti, dei fisici tosti, del fuck off veramente incazzato, dei fagioli al pomodoro con salsiccia e uovo fritto, dell’inglese che gli americani capiscono solo con i sottotitoli!

Di questi tempi in cui l’approssimazione e la presunzione sembrano essere la conditio sine qua non per ergersi ad esperti di varia natura, l’altra sera mi sono quasi commossa di fronte alla storia di due ventenni degli anni 90 che hanno stravolto la scena Brit pop del periodo: i fratelli Gallagher.

Due personalità larger the life, due fucking bastards e talento puro.

Docufilm Oasis Supersonic: The Gallagher brothers
Docufilm Oasis Supersonic: The Gallagher brothers

Docufilm Oasis Supersonic – Correva l’anno 2016

Nati nelle case popolari da una madre premurosa e un padre violento, cresciuti con la musica dei Beatles. Disoccupazione, sbando, noia, nessuna prospettiva migliore.
Il docufilm “OASIS supersonic”, nei cinema dal 7 novembre per tre giorni, racconta il lato umano della storia di questa band nata nel 1991 e passata, in meno di tre anni, dagli scantinati alle vette delle classifiche mondiali, culminando, nel 1996, con due concerti sold out in Inghilterra, a Knebworth park, per 250.000 persone ciascuno.

“Gli Oasis erano grandi, la loro forza eravamo io e Liam. Ma è anche ciò che alla fine ha messo in ginocchio la band”
Knebworth Park, 1996

Docufilm Oasis Supersonic: concerto di Knebworth Park - 1996 Credits
Docufilm Oasis Supersonic: concerto di Knebworth Park – 1996 Credits
Docufilm Oasis Supersonic: concerto di Knebworth Park - 1996 Credits
Docufilm Oasis Supersonic: concerto di Knebworth Park – 1996 Credits www.intheflesh.it

Nel ’95 io partivo per Londra per la prima volta e l’inglese era ancora un mondo difficile ma la musica, il rock, dal grunge al Brit pop, ritmavano le mie incazzature furibonde e l’adrenalina sempre a palla, notte e giorno.
Oasis e Blur, Suede, Radiohead, Beck, Placebo, Cranberries, Pulp, Travis, The Verve nei pub, sui tabloid, on the radio, sparati nelle cuffiette del lettore cd, erano la conferma che il mondo aspettava solo di essere conquistato.

Docufilm Oasis Supersonic - Londra 1990
Docufilm Oasis Supersonic – Londra 1990
Docufilm Oasis Supersonic - Londra 1990
Docufilm Oasis Supersonic – Londra 1990

Guardando il docufilm mi sono sentita catapultata in un “supersonic flashback”, immersa in quell’atmosfera che a 20 anni leggevo, ascoltavo e vivevo sulla pelle. Rapita e un po’ malinconica, perché l’intensità e il tormento di quegli anni si sono evoluti in una forma mentale che ne è degna erede ma (per fortuna?) mitigata dalla maturità.

Quando le luci si sono riaccese, la realtà è tornata a mostrare sorrisi quasi grati per un’epoca che si è consumata troppo in fretta, ma che ha lasciato alla musica, alle sue parole e ai ricordi il testimone della sua corsa.

“Will dance if they wanna dance

Please brother take a chance

You know they’re gonna go

Which way they wanna go
All we know is that we don’t
Know how it’s gonna be
Please brother let it be
Life on the other hand
Won’t make you understand
We’re all part of the masterplan”

(The Masterplan – Oasis)