“…Dire a tutti…a me stessa…che si può arrivare a toccare un sogno se non si smarrisce la forza di corrergli incontro…”

Una bambina, appena 5 anni di età, e la familiare quotidianità spruzzata di tinte accese, tradizioni speziate, sole, nell’espressione spontanea, inevitabile, di accordarsi alla joie de vivre. Sull’isola di Guadeloupe, territorio francese nel Mar dei Caraibi, tra le isole Vergini britanniche e la Repubblica Dominicana…una realtà. Il corpo comunica senza censura di forma. Tutti ballano, con o senza pretesto, da soli o in pubblico. E’ l’influenza africana che si racconta nella cultura creola. La danza, come la musica, è la magia che sottolinea le emozioni della vita, le rende più belle, più intense, più leggere.

Danza: "Vallerrianne", Ritratto by Ryam Riehl Photographie
Danza: “Vallerrianne”, Ritratto by Ryam Riehl öPhotographie

Sono nata sull’isola di Guadeloupe nel 1985…ahahah! Facciamo un salto in avanti 😉

Al nostro arrivo in Francia, nel 1990, i miei genitori hanno scelto di stabilirsi nella campagna attorno a Niort, a nord ovest de La Rochelle. Per me: un trauma.

Ero ancora una bambina ma decisamente tropicalizzata. Lo stile di vita e la mentalità rurali non mi appartenevano, nemmeno le capivo. Mi mancava il mare e vivevo con disagio il pregiudizio, così come i colpi bassi alla “famiglia del poliziotto del Guadeloupe” che aveva avuto la stravagante idea di trasferirsi proprio lì.

Mia mamma pensò d’iscrivermi ad un corso di danza molto presto. Sono sempre stata energica, di quelle bambine che ballano e saltano senza sosta.

Così ha avuto inizio il mio primo corso di “avviamento alla danza” e, da allora, non ho più smesso, malgrado le difficoltà oggettive legate alla disciplina in netto contrasto con la mia personalità esplosiva. Ho sempre frequentato la stessa scuola, quella che mi ha formato e nella quale, oggi, ho la fortuna di lavorare, 24 anni più tardi. Una vera storia d’amore e di lealtà.

Se da un lato mi ha aiutato a canalizzare l’energia, dall’altro ha dato un senso alla mia stessa vita. Non vedevo l’ora che arrivasse il giorno del corso, tutta la settimana, perché soltanto in quelle salette, tra specchi e parquet, sentivo di poter essere Vallerrianne. Il resto del tempo mi accontentavo di essere ciò che ci si aspettava che fossi, nella speranza d’integrarmi e sentirmi accettata. Quando mi capita di ripensarci, però, so che mi sentivo sola…

Danza: "Vallerrianne" by Ryam Riehl Photographie
Danza: “Vallerrianne” by Ryam Riehl Photographie

Gli anni delle scuole elementari e medie sono trascorsi in un acquario di finta rassegnazione. Mi ero riuscita a ritagliare uno spazio accettabile, anche a scuola, ma senza mai sentirmi veramente a casa. La “liberazione” è arrivata al liceo: ho cominciato a viaggiare ogni mattina a Niort, con persone che non conoscevo, nuovi professori, nuovi compagni e, soprattutto, un ambiente cittadino, meno timoroso delle novità. Una nuova occasione!

A dire il vero il mio più grande desiderio, all’epoca, era di poter frequentare un liceo di Poitiers (a 65 km di distanza) che proponeva una ricca sezione artistica con corsi di teatro, danza e commedia. Avevo una media alta e per i miei genitori era inconcepibile che rischiassi di sprecare il mio tempo in uno studio, a detta loro, non costruttivo o, peggio, non produttivo! Loro, purtroppo, hanno dovuto smettere di frequentare la scuola a  14 anni…

La verità è che non hanno mai veramente compreso le mie aspirazioni artistiche. Mia madre mi lasciava danzare tutte le volte che desideravo durante la settimana, ma a condizione che rimanesse uno diversivo, un hobby, uno svago utile a formare il carattere. Una carriera non era pensabile.

 

Non vorrai mangiare patate alla fine del mese, è un mestiere da fame” …ecco le parole che mia mamma ha pronunciato davanti alla consigliera dell’orientamento che hanno voluto farmi incontrare a 15 anni.

 

Ero talmente frustrata…

E ancora non potevo sapere che tutte quelle scelte sbagliate, lo erano per me, mi sarebbero tornate indietro come un boomerang in pieno viso qualche anno più tardi.

Danza: "Vallerrianne" by Ryam Riehl Photographie
Danza: “Vallerrianne” by Ryam Riehl Photographie

Al liceo ho cominciato a praticare l’Hip Hop. Ho superato la selezione per entrare a far parte di una compagnia di ballo amatoriale: non c’era giorno di vacanza, momento libero o weekend in cui non provassimo o ci esibissimo. Un’esperienza infinitamente ricca di incontri, sfide, emozioni, che mi ha dato l’opportunità di lavorare con professionisti e coreografi eccezionali. Lo custodisco ancora come uno dei periodi più belli della mia vita.

Sembrava che finalmente il destino cominciasse a sorridermi ma, come ormai ho imparato, quello che cerchiamo di soffocare tra le pieghe sfumate della coperta dei momenti felici ti ritrova, sempre. 

Così ho messo la danza tra parentesi…per anni.

E’ arrivato il primo anno di università e il trasferimento a Poitiers con David, il mio primo amore e attuale compagno…un’altra storia d’amore e di lealtà!

Frequentavo qua e là dei corsi di poca importanza, la vita da studente e la convivenza erano diventate le mie priorità. Ho iniziato a viaggiare: in Germania con un programma universitario nel 2006, poi in Erasmus l’anno successivo, sempre in Germania. Al ritorno, però, l’idillio si è interrotto: io e David ci siamo lasciati.

Nel 2009 ero di nuovo a Niort, un po’ smarrita, con il cuore ancora spezzato e cercando di dare un senso alla mia vita. Disorientata, sono ricaduta nelle stesse dinamiche frustranti, ma familiari, di quando ero bambina, ovvero fare quello che ci si aspettava da me.

Terminato il master a Bordeaux e lo stage finale a Parigi ho cominciato a cercare lavoro a Niort, ovviamente non ho trovato niente. Era l’inizio della crisi, di una parte almeno. Niente mi entusiasmava, ero bloccata, intrappolata un’altra volta in una vita che non sentivo mia. 

Nella mia visione esaltata, senza dubbio utopistica, volevo trovare un lavoro che avesse un senso. Volevo alzarmi la mattina ed essere fiera, felice del mio tempo.

Niente di ciò che la mia laurea mi prospettava sembrava interessante. La nostra bella Francia elitaria e ossessionata dai titoli ufficiali ebbe la meglio su di me.
Biglietto di sola andata per Londra.
E’ stato come sentire che qualcosa dentro si era spezzato, la mia vita sentimentale era impantanata tanto quanto quella professionale ed ho sentito il bisogno di allontanarmi per ricominciare, lontano, in uno spazio neutro dove non ero costretta a trovare risposte fino al giorno in cui avessi deciso di cercarle.

Danza: "Vallerrianne" by Ryam Riehl Photographie
Danza: “Vallerrianne” by Ryam Riehl Photographie

Ho adorato la mia vita in Inghilterra.
All’inizio è stata dura, mi sono dovuta decidere ad elaborare il “lutto” (2 anni dopo la rottura!!!) per la separazione da David, prendere atto che non sapevo se sarei mai tornata in Francia e se questo mi avrebbe davvero reso felice.
Dopo 6 mesi andava molto meglio, frequentavo addirittura una studio di ballo a Covent Garden dove seguivo lezioni di danza classica e hip hop. Mi faceva un BENE FOLLE 🙂

Sono tornata per la prima volta in Francia a distanza di qualche mese e…ho rivisto David…
Stavo meglio, avevo finalmente accettato la separazione, ma lui no, evidentemente. Si è riavvicinato e poichéil cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce…abbiamo ripreso da dove avevamo interrotto. Era l’inverno 2010.

Col passare dei mesi l’allontanamento dalla mia famiglia cominciava a pesare, avevo un nipotino con cui non potevo mai giocare e, allo stesso tempo, attraverso la webcam, vedevo i miei genitori invecchiare.

E’ stato allora che, una mattina, tutto è diventato chiaro.
David aveva appena ricevuto l’offerta per un lavoro nella gestione cultura presso gli uffici del comune di Niort, la concretizzazione delle sue aspirazioni. Parlavamo su skype, vivevo ancora a Londra, e mi raccontava entusiasta che per lui alzarsi la mattina non era un sacrificio, adorava il suo lavoro.
Ecco, il giorno delle risposte era arrivato. 

Non ho più voluto perdere tempo. Il mio primo pensiero è volato alla danza. Volevo ballare. Subito!

Danza: "Vallerrianne" by Ryam Riehl Photographie
Danza: “Vallerrianne” by Ryam Riehl Photographie

Questa urgenza di ballare, da quel momento, non mi ha più lasciato.
Ho chiamato Magali, la mia prof. a Niort da anni, che amo come una sorella. Una lunga telefonata in cui le parole sono uscite semplicemente e naturalmente. Volevo danzare e poter trasmettere il mio amore per questa disciplina.
Era emozionata.
Mi ha detto che se un giorno dovesse lasciare  la sua scuola in eredità a qualcuno, non sarebbe ad altri che me.
Ecco dove tutto è iniziato!

Danza: "Vallerrianne" by Ryam Riehl Photographie
Danza: “Vallerrianne” by Ryam Riehl Photographie 

Ho ricominciato dalle basi con lo scopo di perfezionarmi e superare l’EAT: esame di attitudine tecnica, ovvero la prima tappa importante del DE (Diploma di Stato come insegnante di danza).
Nel 2014 già un risultato raggiunto e accolto con emozione e orgoglio infinito : l’EAT per il Jazz.

Dal 2012 insegno nella scuola in cui sono cresciuta. Un’occasione unica per cui sarò sempre riconoscente: hip hop, jazz, zumba. E, finalmente 😉 , con David abbiamo comprato una casa che ci divertiamo a ristrutturare, un po’ alla volta.

Danza: "Vallerrianne" by Ryam Riehl Photographie

Aver impostato un’esistenza adulta, con gratificazioni e serenità che indubbiamente addolciscono la vita, m’impedisce, però, di lanciarmi senza freni nella realizzazione professionale e artistica.
Ma di una cosa sono consapevole: così come sono riuscita a raggiungere l’equilibrio che oggi mi appaga, anche se non completamente, so con certezza che diventare insegnante di danza, con i riconoscimenti legali del caso, è l’obiettivo che non perdo di vista.
Arrivare un giorno, presto, a guardare il mio riflesso in quello stesso specchio che in passato non mi riconosceva e trovare pace, spero…

 

Fare una bella linguaccia alla vita.
Dire alla persone…a me stessa …che si può arrivare a toccare un sogno se non si smarrisce la forza di corrergli incontro…
Dimostrare ai miei genitori che, forse, hanno commesso un errore di valutazione, ma non mi hanno fermato.
Essere riconosciuta dai miei colleghi e nel mondo della danza come una professionista con tutte le capacità necessarie.
Essere legittima in un mondo spietato.
Fare ciò che desidero…e sapere esattamente di cosa si tratta.

 

Danza: "Vallerrianne" by Ryam Riehl Photographie
Danza: “Vallerrianne” by Ryam Riehl Photographie

Ester, grazie infinite per esserti interessata alla mia storia.

Ho vissuto questo tempo trascorso a raccontarti le mie (dis)avventure di giovane donna come una terapia. Ogni traguardo è l’inizio di un nuovo percorso e, sebbene in alcuni momenti la voglia di una normalità tranquilla mi tenti, la passione che fa vibrare le mie corde è sempre viva.
Non ho voglia di soffocare chi sono, com’è accaduto quando i miei genitori mi hanno impedito di dedicarmi alla danza.
Non ho voglia di voltarmi indietro fra cinque anni e rivivere la frustrazione di non sentirmi realizzata.
Quello che posso fare è vivere la mia passione e vivere con passione, accettando qualche piccolo compromesso.

Danza: "Vallerrianne" by Ryam Riehl Photographie
Danza: “Vallerrianne” by Ryam Riehl Photographie

Mai avrei pensato che un giorno qualcuno potesse interessarsi tanto a me da scrivere un articolo.

Mi sento lusingata, un po’ imbarazzata e felice 🙂

Grazie ancora, Ester!